La storia del Giro d’Italia

34762689.jpg13 maggio 1909, ore 3.00 del mattino, Milano. Quasi 130 persone in bicicletta si affollano nell’oscurità di una notte che di lì a poco lascerà strada al primo albeggiare. E’ la prima edizione del Giro ciclistico dell’Italia, ormai più noto come Giro d’Italia, la corsa in rosa. Vi partecipano in 130, più o meno; lo termineranno meno di 49 ciclisti. Otto tappe, un percorso di 2448 chilometri. Alla fine della fiera, a salire sul gradino più alto del podio sarà tale Luigi Ganna, il vincitore del primo Giro d’Italia della storia.

Che anno dopo anno prosegue e rinforza il proprio mito. Le lunghe tappe in pianura, gli sprint, le crono, le durissime tappe di montagna. E le sue maglie, che si affermeranno nel tempo: quella rosa per il vincitore della classifica generale, quella verde per il miglior scalatore, e quella ciclamino per il vincitore della classifica a punti. Ben presto il Giro prende corpo, aumenta il numero dei suoi fans e l’estensione del suo percorso. Diventa un viaggio su e giù per lo Stivale.

Ogni corsa ha i suoi uomini, i suoi volti, i suoi miti. Il primo è Alfredo Binda. La prima guerra mondiale è finita da poco, nell’aria c’è già odore di fascismo, e, nel 1925, Binda vince la prima edizione del Giro. Si ripeterà nel 1927, nel 1928, nel 1929 e nel 1933. Cinque vittorie. Manifesta superiorità, tanto che nel 1930 furono proprio gli organizzatori a pagarlo affinché rinunciasse al Giro. E’ record. Nessuno lo batterà, al massimo solo Eddy Merckx (1968, 1970, 1972, 1973 e 1974) e Fausto Coppi (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) riusciranno ad eguagliarlo.

A proposito di Fausto Coppi. Il Giro diventa ben presto il teatro della più grande epopea del ciclismo. La disfida tra Coppi e Bartali. I due si inseguono, si sfidano e si sorpassano lungo le strade d’Italia: la guerra è appena finita, Bartali aveva vinto nel 1936 e nel 1937, rivincerà nel 1946, il primo Giro dopo l’interruzione per ragioni belliche. Coppi aveva iniziato come gregario proprio di Bartali, nel 1940. Alla fine il Giro lo vinse Fausto.

Gli anni Trenta sono anni di notevole innovazione. Nel 1931 viene istituita la maglia rosa, nel 1933 nasce il Gran Premio della Montagna, quattro tappe che portano in dote punti. Il Giro inizia ad assumere la forma che conosciamo. La maglia verde, quella degli scalatori, nasce però solo nel 1974; qualche anno più tardi di quella ciclamino, creata nel 1970 per premiare il vincitore della classifica a punti. E nel 1989 si chiude il cerchio con la maglia azzurra, quella dell’Intergiro.

Se gli anni Quaranta e Cinquanta sono sotto l’egida di Fausto Coppi, i Sessanta portano il sigillo di Eddy Merckx. Il terzo, dopo Binda e Coppi, a riuscire a vincere cinque edizioni della corsa rosa. Negli anni Settanta e Ottanta si alternano nomi e volti, gente plurimedagliata che non riesce però a scavarsi un posto nella storia: Saronni (1979 e 1983), Hinault (1980, 1982 e 1985) fino a Indurain (1992 e 1993). C’è Marco Pantani, trionfatore nel 1998, c’è Mario Cipollini, che non ha mai vinto il Giro ma che detiene il record di vittorie di tappa (42, tutte in volata).

La storia del Giro d’Italiaultima modifica: 2010-02-06T04:00:00+01:00da velocipedista
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