Tour de France: storia e aneddoti

Tour de France: storia e aneddoti della corsa più bella del mondo
 
Biciclette senza pignoni, tappe notturne di 400 km, sabotaggi caserecci… ecco un miscuglio di ricordi che fanno parte della storia della corsa ciclistica più bella ed importante del mondo.
 
 

1108392218.jpgUna delle grandi inesattezze riguardo al Tour de France è che sia stato creato dal giornale francese L’Equipe. In realtà, la corsa è stata ideata da L’Auto, una pubblicazione che può essere considerata l’antenata di quello che viene ritenuto il giornale sportivo più importante del mondo. Il nome che fornisce la chiave di  tutta questa storia è Jacques Goddet. Goddet era figlio di uno dei due fondatori del giornale L’Auto, Víctor Goddet, che insieme a Henri Desgrange, ex primatista dell’ora e a quel tempo direttore generale del quotidiano, aveva creato una corsa a tappe con l’unico obiettivo di aumentare il numero degli esemplari venduti. I due non solo ci riuscirono, ma crearono un evento che suscita ancora interesse e fervore in tutto il mondo: il Tour de France.

Nuovo nome, stessa filosofia 

 

Questo è il primo degli aneddoti che fanno già parte della storia. La mitica maglia gialla del giro, che tutti i ciclisti bramano di indossare, deve il proprio colore alle pagine dorate de L’Auto. Curiosità applicabile anche al Giro d’Italia: la maglia rosa ha i colori del giornale che l’ha creata: la Gazzetta dello Sport. Ma torniamo a Jacques Goddet: a 25 anni era già direttore di redazione de L’Auto e assistette, dopo la liberazione 471985625.jpgdella Francia dalle truppe tedesche, alla chiusura del giornale da parte delle autorità dell’epoca. Il fatto che la pubblicazione fosse continuata durante l’occupazione, gli costò le critiche dei governanti, che chiusero tutti i mezzi di comunicazione che tentavano resistere al regime. Si concludeva in tal modo il percorso de L’Auto.
 

Ma Goddet non rimase con le mani in mano e un anno e mezzo dopo, esattamente nel 1946, fondò L’Equipe assieme ai redattori capo de L’Auto. L’organizzazione del Tour de France passò al nuovo giornale e Goddet diresse così 54 edizioni del giro.

Alle ore 15,16 del 1 luglio 1903 prendeva il via la prima edizione della “Grande Boucle” che non poteva essere, per fin troppo ovvie ragione, che una gara tanto pionieristica quanto improvvisata. Le tappe in programma erano sei e gli organizzatori del “Tour”, pensando ai ritardatari avevano concesso tre giorni di tempo per concluderla. 

Dalla prima corsa, svoltasi nel 1903 fino all’edizione del 2008, non si è mai persa l’essenza di questa gara ciclistica: premiare la fatica, mostrare la bellezza dei paesaggi francesi, la durezza dei Pirenei, l’arrivo agli Champs Elyseés… ma è evidente che molte altre cose sono cambiate.

L’inizio della leggenda 

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La Grande Boucle si svolge, senza interruzioni, da quando Maurice Garin (nella foto) ne vinse la prima edizione nel 1903. Garin era un francese di origini valdostane, dove faceva lo spazzacamino,  che sembrava essere uscito da un libro di fiabe più che da una epopea di autentici pionieri del ciclismo. Concluse il Tour con quasi tre ore di vantaggio sul secondo classificato, il francese Laurent Pothier. Terzo fu un altro francese Francois Augereau. Riuscirono a portare a termine quella massacrante corsa, quasi inaudita per lunghezza di percorsi con strade simili più a veri trabocchetti che a mulattiere, solo 21 corridori. L’ultimo arrivò al traguardo finale con 64 ore di ritardo dal vincitore! Le tappe non si potevano prendere alla leggera: i primi percorsi erano di 400 km e venivano realizzati partendo di notte con l’unica luce dei fanali delle biciclette. Erano tempi eroici, nei quali i corridori si fermavano in un’osteria per bere e mangiare qualcosa prima di proseguire l’odissea. Il Tour è mancato all’appuntamento solo tra il 1915 e il 1918, a causa della I Guerra Mondiale e dal 1940 al 1946 per la II Guerra Mondiale.  Ovviamente in quei primi anni non tutto era organizzato bene come adesso. Oggi sono solo alcuni i corridori che abbandonano una tappa e solo una decina quelli che scendono dalla bicicletta prima di arrivare a Parigi.

Le biciclette non sono sempre state di alluminio 

 
 

1007633473.jpgGli inizi sono stati duri. Nel primo Tour de France solo un ciclista corse con due pignoni, gli altri percorsero tutte le tappe con un pignone fisso. Nel 1912, per la prima volta, si utilizzò un cambio, ma venne immediatamente proibito dagli organizzatori. I corridori inventarono quindi un modo per avere due velocità. Misero una corona a ogni lato della ruota posteriore, che giravano a seconda delle loro esigenze. Noioso, ma decisamente efficace. Solo a partire dal 1937 venne permesso l’uso del cambio posteriore per variare la velocità. Tutto ció in sella a pesanti telai di ferro. Anche le regole sportive erano al limite del regolamento: si narra che nel 1905 un simpaticone mise dei chiodi sulla strada e molti dei ciclisti bucarono e rimasero fuori gara. A quel tempo non esisteva l’assistenza su strada di oggi.

Uno dei partecipanti, Lucien Petit Breton, per ritornare dovette prendere un treno per Parigi e riuscì a essere rimesso in gara dall’organizzazione. Due anni dopo fu prioprio lui il primo corridore a vincere due edizioni consecutive del Tour. Il giro francese si caratterizza per il fatto che la partenza può essere stabilita non solo sul territorio francese, ma anche in altri paesi, come nel caso della partenza da Londra dell’edizione 2007. Era il 1906 quando gli organizzatori decisero che la corsa sarebbe cominciata in Germania: i poliziotti tedeschi vennero avvisati di non effettuare controlli di velocità ai ciclisti.

Un altro degli aneddoti che popolano la storia del Tour è avvenuto nel 1913. L’organizzazione obbligava i ciclisti a utilizzare durante tutta la corsa una sola bicicletta che, in caso di guasto, doveva essere riparata dai corridori stessi. La forcella anteriore di Eugene Christophe si ruppe in una delle scalate della tappa che stava realizzando, cosicchè la dovette trascinare a piedi per 14 km, fino ad un fabbro. In presenza dei commissari sportivi del giro, la riparò e riprese il suo viaggio verso il traguardo. Un monumento eretto sul posto ricorda tale impresa.

La corsa dei grandi campioni 

 
340925925.jpgSi dovette aspettare poi fino al 1910 per vedere un italiano vincere una tappa. Il suo nome era Ernesto Azzini. 1924, Ottavio Bottecchia primo italiano a vincere il “Tour”. Ottavio Bottecchia, nato il 1 agosto 1894 a San Martin del Colle (Pordenone), è stato il primo corridore italiano a vincere il “Tour de France”. Addirittura ne vinse due, il primo nel 1924, l’altro due anni dopo nel 1926. Già nel 1923 diede sfoggio della sua classe concludendo la corsa a tappe francese al secondo posto, alle spalle del suo capitano Henry Pélissier, ma la svolta della sua carriera avvenne – come detto – l’anno successivo quando indossò la maglia gialla al termine della prima tappa e la conservò fino alla conclusione. Nel 1925 vinse quattro tappe e nel 1926 conquistò la sua seconda vittoria. Il “Tour” sembrava fatto per lui il quale seppe scalare quelle terrificanti montagne (che fecero dire a Octave Lapize: “assassini” rivolgendosi agli organizzatori che avevano inserito in una tappa il tremendo Tourmalet) con una quasi irrisoria facilità. Almeno rispetto ai suoi avversari.
 
I media scoprono il Tour: nel 1930 venne realizzato il primo servizio radiofonico della storia della Corsa. Tre anni dopo, considerando il successo delle tappe di montagna, venne creato il Gran Premio della Montagna, che successivamente venne incluso nelle altre corse ciclistiche. Dodici mesi dopo, nel 1934, venne disputata la prima cronometro individuale. Si svolse su un percorso di 90 km e il vincitore, Antonin Magne, impiegò due ore, trentadue minuti e cinque secondi per battere i suoi rivali.
1938, vince Gino Bartali con Girardengo Commissario Tecnico. L’indimenticabile campione toscano trionfa in questa edizione del Giro di Francia, guidato dall’ammiraglia dal campionissimo Costante Girardengo. Il suo capolavoro il “ginettaccio” lo compie nella 14^ tappa che porta i corridori da Digne a Briançon attraverso 218 chilometri con tra colli da scalare: il col dell’Allos (2250 metri), il Vars (2111) e l’Izoard (2360). Stacca tutti sulla prima salita, sollecitato proprio da Girardengo che aveva visto i suoi avversari in difficoltà, e arriva tutto solo a Briançon con 18” su Vicini; 10’48” su Clemens e oltre 17’ su Verwaeke che era partito con la maglia gialla. Il simbolo del primato è suo, di Gino Bartali, che lo porterà fino a Parigi, vincendo anche la classifica degli scalatori. Per la prima volta, forse, Bartali sconfigge anche lo sciovinismo dei francesi che scrivono titoli a caratteri cubitali esaltando l’impresa del campione di Ponte a Ema.
 
L’anno 1952 è parte della storia della televisione, visto che furono trasmesse alcune immagini di una tappa, dopo la sua conclusione. Cinque anni dopo, per la prima volta, si trasmette in diretta e, dal punto di vista meccanico, viene autorizzato il cambio della ruota dopo una foratura.
 

Arrivati a questo punto non ci resta che elencare coloro che hanno avuto i Campi Elisi ai loro piedi. L’americano Lance Armstrong con sette vittorie, tra il 1999 e il 2005, è il corridore che più volte è stato sul gradino più alto del podio di Parigi come vincitore del giro. Seguono, con cinque vittorie, nomi che fanno parte della leggenda: Jacques Anquetil (1957, 1961-1964), Eddie Merckx (1969-1972, 1974, nella foto in alto), Bernard Hinault (1978, 1979, 1981, 1982, 1985) e Miguel Indurain (1991-1995). Per quanto riguarda i paesi, la Francia ha vinto il Tour in 36 occasioni, il Belgio è stato campione 18 volte, la Spagna 10 volte a pari merito con gli Stati Uniti, mentre l’Italia lo ha vinto 9 volte. 

Ci sono molti altri aneddoti, questa è solo una raccolta di alcuni dei più interessanti.  La storia del Tour è comunque piena di grandi imprese, salite epiche e discese indiavolate che hanno trasformato una corsa ciclistica in uno degli eventi più importanti dell’anno. E tutto è nato da un giornale che voleva ottenere notorietà e dalla mente di un gruppo di persone che vedevano oltre lo sport. Uno dei suoi creatori, il già citato Jacques Goddet è morto nel 2000. Sicuramente, da buon appassionato, non si perde mai l’arrivo agli Champs Elyseés.

(dal sito www.orbea.com)

Tour de France: storia e aneddotiultima modifica: 2012-12-20T21:15:00+00:00da velocipedista

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