Sante Lombardi, il pistard di Forlì

Sante Lombardi
 
Nato a Forlì nel 1933 inizia a correre come allievo con la Polisportiva Ebro Masotti (A.P.E.M.) di Predappio, passando poi alla Forti e Liberi come dilettante. L’incisivo spunto veloce di cui fa sfoggio colpisce anche alcuni dirigenti del Pedale Riminese, i quali decidono nel 1955 di averlo a Rimini nella loro squadra.
 
Questo per consentirgli di affinare le sue indubbie doti con una meticolosa e costante preparazione su di una pista idonea. A quell’epoca infatti Rimini dispone dell’unico velodromo, nel vero senso della parola, esistente in Romagna: un anello in cemento lungo 500 metri a superficie perfettamente livellata con sopraelevazioni in curva giudicato ottimo dall’apposita Commissione Tecnica Sportiva.
Lombardi rimane tre anni al Pedale Riminese dedicandosi con sempre maggiore abnegazione all’attività di pistard. Risultati convincenti e di buon livello non mancano tanto da meritare la maglia azzurra per i campionati mondiali di Rocour (1957) e Parigi (1958). In entrambe le occasioni conquista il 5° posto. “C’ era il martedi’ del dilettante a Ferrara, e il venerdi’ del dilettante a Firenze – ricorda ora Lombardi – in bici alla stazione, sul treno con la bici come bagaglio appresso, in bici al velodromo, la corsa in notturna, guadagnavo quelle 15-20-30 mila lire, poi via, percorso inverso, a casa alle 3 di notte, sveglia alle 7, in bici a scuola. Mia madre era contenta, forse perche’ alle 10 di sera i miei amici uscivano, e io invece andavo a letto”.
 
Ma uno dei suoi ricordi più belli rimane l’incontro con Fausto Coppi nel 1953, in una riunione all’ ippodromo di Ravenna con Bartali, Magni, Soldani, Albani. “Pista in terra battuta. Ero allievo, ma correvo di straforo fra i dilettanti. Le gare dei dilettanti si alternavano a quelle dei professionisti. Mi avevano messo nel box di Coppi, e stavo li’, bocca aperta, orecchie dritte e occhi spalancati. Cercavo di fissare tutto nella mia memoria: il suo torace carenato, le sue gambe affusolate, il suo naso aquilino. Coppi che si faceva massaggiare da Aspes, Coppi che beveva a piccoli sorsi. Insomma: Coppi. Vinco la prima batteria e Coppi mi sorride. Vinco la seconda e gia’ aspetto il suo consenso. Arrivo in finale contro due dilettanti. E vinco. Quando torno nel box, Coppi si alza e mi da’ la mano. Non so se mi sono spiegato: Coppi si alza e mi da’ la mano. E mi dice: “Tu in pista hai delle possibilita’ “. “Grazie, signor Coppi. A me piacerebbe fare la strada, ma in montagna non vado”. “L’ importante – mi spiega – e’ la serieta’ e la forza di volonta’ “. Cinque anni dopo, riunione al Vigorelli. C’ era anche Coppi. “Signor Coppi…”. “Chi sei?”. “Sono quel Lombardi…”. Si ricordava. “Vede, signor Coppi, vorrei passare professionista, ho gia’ parlato con quelli dell’ Ignis…”. Poi si fa un’ individuale, tutti insieme, dilettanti e professionisti. Alla fine viene Pinella, il meccanico di Coppi: “Quello la’ ti ha messo una buona parola. Se domani vai da Tragella…”, il direttore sportivo della Bianchi. Andai da Tragella e firmai: 80 mila lire al mese. All’ Ignis ne avrei prese 100 mila. Ma fa niente”.
 
Terminata l’attività Lombardi è rimasto legato al mondo del ciclismo ricoprendo per diversi anni la carica di presidente del V.C. SCAT di Forlì.
Sante Lombardi, il pistard di Forlìultima modifica: 2011-11-24T08:06:00+00:00da velocipedista
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento