Gli aneddoti del Tour de France

Tour de France 001.jpgDopo il gradimento dimostrato per il Giro d’Italia, continuiamo con la pubblicazione di altri aneddoti, questa volta relativi al Tour de France.

La storia

Sono passati ben 105 anni dal 1 luglio del 1903 da quando 60 temerari corridori si allinearono al via della prima tappa di un’avventura sportiva che oggi è definita all’unisono la corsa a tappe più bella del mondo. Un debutto dal sapore marcatamente italiano: il primo a scrivere il proprio nome in cima all’albo d’oro fu infatti Maurice Garin, valdostano emigrato in Francia e soprannominato lo spazzacamino di Arvier per via della professione dichiarata alla frontiera.

Al contrario, la paternità dell’idea di organizzare una corsa in bicicletta era stata del tutto francese, frutto dell’immaginazione di Geo Lefevre, inviato del quotidiano sportivo L’Auto (l’attuale L’Equipe), che poi riuscì a contagiare con il suo entusiasmo il caporedattore Henri Desgrange. Va detto che al traguardo di quel primo Tour giunsero solo 21 pionieri, gli unici che ce la fecero a completare le sei frazioni che collegavano Parigi, Lione, Marsiglia, Tolosa e Nantes. L’esiguità delle tappe non tragga in inganno: ai quei tempi ogni giorno si percorrevano qualcosa come 400 km (la Nantes-Parigi era di 471 km!).

tdf1903.jpgLa corsa riscosse un immediato successo tant’è che L’Auto vide schizzare le sue vendite da 25.000 a 65.000 copie, mentre nel 1908 la circolazione toccò quota 250 mila per poi passare a 500 mila nel 1923  e a 854 mila nel 1933. La Grande Boucle era definitivamente entrata nel cuore dei francesi.

Le prime edizioni furono appannaggio dei corridori francesi (Garin correva sotto il tricolore transalpino) che ne vinsero 8 su 9 con la sola intromissione del lussemburghese e comunque francofono François Faber nel 1909. Poi il testimone passò ai colleghi belgi che lo hanno tenuto ininterrottamente dal 1912 al 1923 (il Tour fu sospeso dal 1915 al 1918 a causa della prima guerra mondiale).

La fama della corsa varcò la frontiera italiana per merito di Ottavio Bottecchia che, soprannominato il muratore del Friuli, divenne ciclista professionista soltanto a 27 anni e fece l’accoppiata 1924-1925. Due i Tour conquistati anche da Gino Bartali che ebbe la sfortuna di dover fare i conti con la seconda grande guerra (la Grande Boucle si fermò dal 1940-1946). Ginettaccio portò a casa le edizioni 1938 e 1948.

A Bartali successe un altro mito della bici azzurra, il suo alter-ego Fausto Coppi che trionfò anche nel 1952. All’Airone seguirono altri grandi del ciclismo come i transalpini Louis Bobet e Jacques Anquetil (5 Tour de France) e Felice Gimondi nel 1965. Poi nel 1967 la tragedia dell’inglese Tommy Simpson, morto il 13 luglio poco prima della vetta del Mont Ventoux a causa di un micidiale cocktail di anfetamine e alcol e del caldo opprimente.

Da allora, la corsa fu dominata da autentici mattatori come Eddy Merckx, Bernard Hinault (ultimo francese a chiudere in maglia gialla) e Miguel Indurain che arrivarono primi alla passerella dei Campi Elisi per ben cinque volte ciascuno (l’iberico consecutivamente dal 1991 al 1995). Il più vincente della storia è stato però Lance Armstrong che centrò 7 vittorie di fila, la prima nel 1999 raccogliendo lo scettro di Marco Pantani.

Gli aneddoti

1905
Durante la tappa Nancy-Besançon a causa dei chiodi disseminati sul percorso tutti i corridori bucano le ruote almeno una volta fino alle 15 forature di Jean-Baptiste Dortignacq.

200px-Lucien_Mazan.jpg1906
A Digione 4 ciclisti furono squalificati perché accusati di aver preso un treno. Si ripresentò il problema dei boicottaggi dei tifosi, nella seconda tappa, tutti i ciclisti ad eccezione di Lucien Petit-Breton forarono a causa dei chiodi messi sul percorso, ma la situazione fu meno grave rispetto alle precedenti edizioni. Dal punto di vista sportivo bisogna ricordare che all’arrivo di Parigi riuscirono ad arrivare soltanto 14 ciclisti, è il secondo minor numero di ciclisti arrivati.

1907
Il 26 luglio alla vigilia della 10^ tappa, Émile Georget fu penalizzato di 50 punti dalla giuria, in quanto nella tappa precedente Georget aveva cambiato bicicletta, cosa severamente vietata dal regolamento secondo il quale era vietato qualsiasi tipo di assistenza ai ciclisti durante la gara. La squadra “Alcyon” aveva minacciato il ritiro se il ciclista appartenente alla squadra “Peugeot” non fosse stato punito. Nonostante questa penalizzazione la squadra “Peugeot” piazzò 5 suoi ciclisti ai primi 5 posti della classifica generale

1910
L’innovazione di quest’edizione è l’introduzione in corsa del camion balais ovvero il “camion-scopa”, su cui salgono i ciclisti che si ritirano dalla gara. La tappa che va da Luchon a Bayonne regala un aneddoto curioso ma che farà storia: durante la durissima scalata al Tourmalet, Lapize è vittima di un incidente meccanico col manubrio letteralmente spaccato. Non potendo riparare subito il danno è costretto ad affrontare a piedi l’intera discesa del colle pirenaico e dopo aver riparato la bici riuscirà comunque stoicamente a vincere la tappa. Celebri furono le parole che pronunciò nei confronti degli organizzatori dopo quella tappa: ” Siete degli assassini ! “.

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La tappa più lunga della corsa era lunga 470 km, e al vincitore della tappa servirono 18 ore per completarla.

1913
L’edizione del 1913 fu caratterizzata da abbandoni e cadute, i partenti furono 140 ma arrivarono solamente 25 corridori! Il Tour fu dominato dalla squadra “Cicli Peugeot” che riuscì a piazzare tre corridori sul podio malgrado le altre squadre si coalizzarono per arginarne il dominio.
Leggendario l’episodio che accadde a Eugène Christophe nella tappa di Luchon; dopo essere andato in fuga insieme al suo compagno di squadra Philippe Thys, Christophe ruppe la forcella sulla discesa del Tourmalet e nonostante un fabbro si propose di aggiustargliela egli rifiutò in quanto non era consentito dal regolamento, quindi se la aggiustò da solo. Arrivò al traguardo con diverse ore di ritardo perdendo qualsiasi possibilità di vittoria finale , ma entrando per sempre nella storia della corsa.

1919
Le condizione meteorologiche furono difficilissime, pioggia e vento uniti al dopoguerra resero le strade un costante pericolo, basti pensare che ben 26 corridori abbandonarono già alla prima tappa a causa di squalifiche!dei 68 partenti arrivarono a Parigi solo 10 corridori.
I corridori arrivati a Parigi furono 11 ma Paul Duboc venne squalificato per aver raggiunto durante l’ultima tappa il plotone con una macchina!.
Eugene Cristophe ruppe ancora una volta la forcella a solo due tappe dal termine quando aveva oltre 28 minuti sul secondo.La maglia gialla gli venne strappata dal belga Firmin Lambot. Dopo il Tour il giornale sportivo “L’Auto” lancio una sottoscrizione per ricompensare lo sfortunato corridore.

1924
Ottavio Bottecchia è il primo ciclista italiano a vincere il Tour de France. Bottecchia segna anche un record: è anche il primo ciclista riuscito nell’impresa di portare la maglia gialla dalla prima all’ultima tappa.

1929
Victor Fontan, primo nella classifica generale, durante la decima tappa cadde rompendo la sua bicicletta. Purtroppo quell’anno fu stabilita una regola secondo la quale un corridore dovesse finire la tappa con la bicicletta con cui l’aveva iniziata. Fontan dovette andare di casa in casa per trovare una bicicletta da prendere in prestito. Trovatala, dovette percorrere i 145 chilometri che lo separavano dal traguardo trascinando la sua bicicletta originale dietro quella che gli era stata prestata. Arrivò all’arrivo in lacrime.

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Durante la 10a tappa un gran numero di corridori arrivarono « fuori tempo massimo », l’organizzazione decise di alzare il limite dal 8% al 10% di ritardo rispetto al tempo del vincitore, se il limite fosse rimasto invariato sarebbero rimasti in corsa solo 6 corridori!

1936
Il governo italiano vieta ai propri corridori di partecipare al Tour per motivi politici

1939
Il governo italiano e quello tedesco proibirono la partecipazioni dei propri corridori per motivi politici, tra di essi c’era anche il vincitore della precedente edizione del Tour Gino Bartali

Gli aneddoti del Tour de Franceultima modifica: 2011-10-12T03:03:00+00:00da velocipedista
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