Il Vigorelli – tempio del ciclismo su pista

Di ciclismo su pista non si sente più parlare. E dire che anche in questa disciplina l’Italia poteva vantare campioni ed impianti sportivi all’avanguardia. Come il Vigorelli, di Milano, di cui vi proponiamo la storia fino ai giorni nostri.

Nasce la pista milanese

1796416220.jpgCiclismo a Milano vuole da subito dire pista. Al primo circuito in terra battuta del Trotter, ne fa seguito un’altro, in legno, allestito all’Arena. A cavallo dei due secoli sorge in via Giovanni Da Procida il Velodromo Sempione, con pista scoperta, e l’attività su pista consolida il suo successo. Il Sempione diventa famoso per le gesta di Ganna, Gerbi, Belloni, Eberardo Pavesi, Girardengo. La leggenda vuole che proprio quest’ultimo preferisca le riunioni su pista al Sempione a corse prestigiose come il Giro di Lombardia.

Nel 1923 sorge il Palazzo dello Sport di Piazza VI Febbraio, opera dell’architetto Vietti Violi, già autore degli ippodromi di San Siro. Ha una capienza di 18.000 posti ed è concepito come un impianto versatile destinato a competizioni sportive, spettacoli e esposizioni. Ospita una pista coperta in legno che può essere smontata e rimontata in posizioni diverse, così come le tribune per gli spettatori.

Arriva il Vigorelli

 

1392215559.jpgIl Velodromo Vigorelli nasce nel 1935. Il Velodromo Sempione, ormai obsoleto, è stato demolito nel 1928 e bisogna liberare il Palazzo dello Sport da una delle sue numerose funzioni. L’idea di un velodromo semicoperto poco distante dal vecchio Sempione è di Giuseppe Vigorelli, industriale, assessore sotto la giunta Mangiagalli, e in gioventù corridore su pista. Il Vigorelli diventa da subito un prestigioso punto di riferimento per la passione sportiva dei milanesi e degli abitanti dei paesi circostanti, che ne affollano le tribune per assistere alle gare di sprint, di inseguimento, alle corse all’americana, alle gare degli stayer e ai grandi incontri di boxe sul ring al centro del prato. La sua pista scorrevolissima attira corridori da tutto il mondo. E’ teatro di sfide memorabili, record mondiali, campionati, è sede d’arrivo di importanti corse su strada, il Giro d’Italia, il Giro di Lombardia e il Trofeo Baracchi.

1004780976.jpgDa semplice impianto sportivo diventa un luogo mitico, vero e proprio tempio del ciclismo internazionale. I paragoni si sprecano: la “Scala” del ciclismo, lo ‘Stradivari’ delle piste. Le fotografie dei campioni affollano le pareti dei piccoli bar della Bullona e del Sempione, il vecchio “borg di scigolatt”, dove sorge il Velodoromo. L’aura di leggenda che lo circonda sovrasta quasi quella degli stessi primattori che si sfidano sul parquet della pista. Dall’officina di Faliero Masi, che ha per tetto una gradinata del Velodromo, escono le biciclette dei maggiori campioni della strada e della pista. Al Vigorelli corrono i campioni e i ragazzini che imparano ad andare in bicicletta e i milanesi riservano lo stesso entusiasmo agli uni e agli altri, affollando lo stadio anche per le competizioni minori.

Nell’estate del 1944, durante la seconda guerra mondiale, una pioggia di bombe incendiarie cade su Milano. Il Vigorelli è colpito, la pista distrutta. Verrà ricostruito nel 1945 per riprendere la sua storia fatta di corse, campionati, record. Nei suoi oltre sessant’anni di storia il Vigorelli ha ospitato anche molti concerti rock. E’ qui che i Beatles tengono il 24 giugno 1965 la loro unica esibizione italiana.

 

Il declino del velodromo

Il Velodromo continua la sua attività sino al 1975, quando viene chiuso, per poi rinascere nel 1984. Sotto la nevicata del gennaio 1985 la tettoia che ricopre le tribune crolla sul parquet della pista, causando ingenti danni. E’ l’inizio del declino dell’impianto. La pista viene ricostruita ma non la tettoia. Dopo tre anni di attivitˆ ridotta, il Velodromo viene definitivamente chiuso all’attività ciclistica nel gennaio del 1988. In seguito verrà ricostruita la tettoia e il 10 luglio del 1991 verrà installato e collaudato un nuovo impianto di illuminazione, ma l’impianto continuerà a rimanere chiuso. Parole, idee e promesse si susseguono nel corso degli anni, ma di volta in volta la mancanza di fondi o la priorità assegnata dall’amministrazione comunale ad altri progetti distolgono l’attenzione dalle sorti del Vigorelli e per anni il Velodromo rimane abbandonato.

1072742127.jpgDopo una ristrutturazione condotta grazie soprattutto all’impegno del gruppo Mapei, l’azienda chimica milanese che sponsorizzava una delle più forti squadre ciclistiche del mondo, il Vigorelli riapre finalmente il 10 dicembre 1997, per ospitare un evento singolare quale una prova di Coppa del Mondo di sci di fondo, nello speciale percorso di neve artificiale creato in mezzo alla pista. Il prato centrale del Velodromo era stato nel frattempo ricoperto con erba sintetica per poter ospitare incontri di football americano, calcetto e hockey.

Il restauro aveva interessato anche l’ellisse in legno della pista, ma per assistere a una riunione di ciclismo su pista al Vigorelli bisognerà attendere il 20 settembre 1998, in concomitanza con l’Esposizione del Ciclo. Il programma prevede alcuni pistard (Collinelli, Martinello, Villa) accanto a stradisti di nome (Baffi, Ballerini, Museeuw, Pantani, Tafi, Tonkov) che si affrontano in corse a eliminazione, dietro derny e individuale a punti. Ma rimarrà purtroppo solo un episodio. Da allora infatti le strade del grande ciclismo e del Vigorelli non si incontreranno più. Il 19 ottobre 2000, alla scomparsa di Antonio Maspes, il grande campione la cui vicenda sportiva è legata a doppio filo al Vigorelli, l’Amministrazione comunale decide di dedicargli il Velodromo.

Testo ed immagini tratti da www.vigorelli.org

Il Vigorelli – tempio del ciclismo su pistaultima modifica: 2010-11-18T04:51:00+00:00da velocipedista
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