Biagio Cavanna – l’orbo veggente

cavanna.jpg

Riconosceva i campioni dai fianchi, poi ne studiava il collo e il torace, infine ne ascoltava il cuore. Parlava in dialetto, odiava il bastone bianco, si toglieva il basco solo quando cominciava a massaggiare. Le sue mani erano come occhi: vedevano, anzi di più, prevedevano. Per questo Biagio Cavanna era soprannominato “il mago di Novi”, “l’orbo veggente”, o “l’omon di Novi”.

Si dedicò fin da giovane allo sport, prima al pugilato, al nuoto e poi al ciclismo, gareggiando fino a tarda età. Fu proprio durante una Sei Giorni, a Dortmund, nel 1936, che cominciò a sentire i primi sintomi della cecità incalzante. Così a 44 anni perse la vista e le sue grandi mani si dedicarono allora al massaggio e alla cura di quei ciclisti che ebbero la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo. Nella sua casa di Novi, in provincia di Alessandria, diventata un collegio-scuola per ciclisti, l’attenzione e la disciplina erano alla base della crescita fisica e umana dei giovani atleti.

Da ciclista aveva cominciato a correre insieme a Girardengo, ma gli piacevano troppo le donne e poco i sacrifici. Diventato massaggiatore “scoprì”, prima di chiunque altro, i campioni, a cominciare da Coppi. Gli bastava toccare i muscoli per capire chi avrebbe compiuto grandi imprese. Con i ciclisti non sbagliò un colpo. Gli portarono il giovane Anquetil e lui non ebbe dubbi. Sentenziò: “È un fenomeno”».

Nato di sette mesi, aveva qualcosa di misterioso e affascinante negli atteggiamenti. “Pesava 125 chili, quando ti posava le mani sulle gambe era come se stesse impastando uova e farina” – ricordano oggi i “suoi” atleti. Cavanna raccontava spesso agli aspiranti campioni delle sue corse con Girardengo, diceva che il sacrificio era l’ unica misura per arrivare alla gloria. Tra le sue regole, una su tutte: niente pastasciutta prima della gara e chi ha provato il contrario testimoniò le sue ragioni.

Ma, oltre alle mani, Cavanna era dotato di un’attenzione e di una sensibilità particolari: la figlia Ada racconta che «gli sembrava che Coppi pedalasse storto, allora lo portò dal calzolaio, gli fece mettere una tacchetta sotto la scarpa e così, senza neanche vederlo, gli raddrizzò la posizione in sella».

Nel 1942 fondò a Novi un’autentica scuola di ciclismo, la S.I.O.F., che portò nella sua vecchia casa di via Castello a Novi, dove teneva raccolti i giovani ciclisti che gli erano stati affidati. Uomo di fiducia di Fausto Coppi, a cui voleva bene come un figlio, accompagnò il “campionissimo” in ogni sua impresa, aiutandolo a superare i molti drammi, dalla scomparsa del fratello Serse, alle numerose cadute di cui rimase vittima.

Tra gli altri, fu anche allenatore e massaggiatore di Costante Girardengo, Learco Guerra e Riccardo Filippi; tra i racconti di giornalisti, artisti e della figlia stessa riaffiora un uomo pieno di passione e di amore per il ciclismo, attento e serio, che ha regalato grandi campioni al ciclismo italiano e che continua a rimanere un modello, anche in tempi così diversi, per la sua capacità di intuire le doti di ognuno e di riuscire a far sì che ognuno potesse dare il meglio di sé.

Biagio Cavanna – l’orbo veggenteultima modifica: 2010-03-27T06:25:00+00:00da velocipedista
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento