La storia della Galmozzi

 

913800487.jpgUna volta se correvi in bici e avevi qualche ambizione mettevi da parte i soldi e prima o poi andavi a farti fare una bicicletta come si deve da un artigiano che aveva fama di eccellenza. A Milano i nomi erano i soliti: Cinelli, Galmozzi, Masi, Pogliaghi.

Era un po’ come andare dal sarto: il telaista ti misurava, poi sceglieva la stoffa, i tubi, e il taglio, vale a dire lunghezze, altezze e inclinazioni, in funzione dalla specialità, strada o pista, inseguimento o velocità, e confezionava un telaio che ti cadesse a pennello proprio come un abito ben fatto.

Il telaista lavora però il metallo e non il tessuto e i suoi strumenti di lavoro sono simili a quelli del fabbro: morsa, lima, martello, cannello per saldare, insieme a qualche prezioso e insostituibile utensile autocostruito.

Ci vogliono poi buone mani, passione ed esperienza. Oggi tanto i vestiti quanto le biciclette si comprano nei grandi magazzini, di sarti non ce ne sono quasi più, e nemmeno di telaisti.
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Se andate in cerca di qualcuna delle vecchie botteghe milanesi molto probabilmente ci trovate un bar alla moda dove un bicchiere di rosso vi costa come un pranzo in trattoria ma non sanno nemmeno dirvi che vino è.

E’ il caso della piccola bottega di Francesco Galmozzi, che si affacciava su via Melchiorre Gioia, oggi una grande arteria viabilistica dove in mezzo al traffico, alla polvere e al rumore corre, ironia della sorte, anche una delle rarissime piste ciclabili milanesi.

Galmozzi non è un nome famoso. Di lui si parla molto poco. Il suo marchio non attira schiere di appassionati e collezionisti. Nonostante ciò aveva fondato la Cicli Gloria Milano nel 1922 assieme ad Alfredo Forcesi ed era uno dei telaisti migliori tra gli anni ’50 e ’70. Produceva pochi telai all’anno, apprezzati per la qualità delle rifiniture e le prestazioni eccellenti.

Giocando con il suo cognome si invento’ un ironico marchio, un galletto appollaiato su un mozzo, che oggi farebbe inorridire schiere di esperti di marketing. Purtroppo la passione è spesso difficile da tramandare e la sua arte non gli è sopravvissuta.

 

(Testo tratto da www.ciclisucarta.it)

 

La storia della Galmozziultima modifica: 2010-03-20T03:20:00+00:00da velocipedista
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