La Storia della Wilier Triestina

W l’Italia Libera e redenta!

Wilier_Trestina_1947_front_fender.jpgIl nome di Wilier Triestina è legato doppiamente ai sentimenti nazionalistici del suo fondatore Pietro Dal Molin. Inizialmente il nome era semplicemente di Wilier, acronimo di W l’Italia Libera e redenta. In seguito, nell’autunno 1945, furono ancora forti sentimenti popolari nei confronti della martoriata città di Trieste a far aggiungere alla denominazione l’aggettivo Triestina.

La storia di questo glorioso marchio di biciclette nasce nel 1906 grazie all’idea di Pietro Dal Molin un commerciante bassanese che decide di costruire in proprio biciclette. La sua fucina di “cavalli d’acciaio” sorge come un piccolo laboratorio sulle rive del Brenta, a Bassano del Grappa, e il suo successo aumenta di pari passo alla sempre maggior richiesta di biciclette.

Sono gli anni della ricostruzione durante i quali la bicicletta diviene il più importante mezzo di trasporto cosiccome il ciclismo, insieme al calcio, diventa lo sport più popolare. Per questo motivo Dal Molin decide di allestire una squadra professionistica capitanata dal triestino Giordano Cottur, noto per essere succeduto nella Bassano-Monte Grappa per dilettanti nientemeno che a Gino Bartali.

Nello stesso periodo sull’onda del sentimento popolare di apprensione per le sorti di Trieste, Dal Molin decide di associare al nome della sua azienda quello della città giuliana. Nasce così, nell’autunno del ’45, la Wilier Triestina caratterizzata dal colore rosso-ramato delle sue biciclette, che diverrà in seguito autentico marchio di fabbrica. L’anno successivo la squadra partecipa al primo Giro d’Italia del dopoguerra inserendosi nel duello tra due grandi campioni, Coppi e Bartali, e ottenendo lusinghieri successi in diverse tappe. Alle vittorie sportive della Wilier, che entra a far parte delle più note case ciclistiche italiane, fa subito riscontro un grosso boom industriale che la porta ad ingrandire il proprio stabilimento e il proprio organico per far fronte alla sempre maggiore richiesta: la produzione raggiunge duecento biciclette al giorno con l’impiego di 300 dipendenti.

Forte del successo e del prestigio ottenuto, nel ’47 la Wilier si accaparra un giovane promettente: Fiorenzo Magni, che, anzichè uscire soffocato dal duello Coppi-Bartali, trova il modo di divenire il terzo grande protagonista del ciclismo italiano vincendo il Giro d’Italia del 1948. E’ lo stesso anno che vede l’intensa attività della Wilier anche in Sud America, dove una piccola squadra di professionisti locali colleziona decine di vittorie.
Purtroppo, dopo la prima entusiasmante fase di ricostruzione nazionale nei primi anni ’50 ci si avvia verso il miracolo economico: la gente abbandona la bicicletta per scoprire lo scooter e la moto. Le aziende ciclistiche subiscono lo scotto del progresso che, nel ’52, costringe la Wilier Triestina a chiudere i battenti e ad abbandonare anche l’attività agonistica.DSCF0028.JPG

La storia di quest’azienda e del suo “gioiello ramato”, grazie al suo particolare processo di cromatura, divenuto simbolo della casa veneta, rivive oggi grazie ai fratelli Gastaldello di Rossano Veneto che, fieri di poter riportare in auge una delle più note case ciclistiche italiane, nel 1969 hanno acquistato il marchio Wilier Triestina tornando a fornire cicli a decine di squadre professionistiche e dilettantistiche italiane e straniere.

Attualmente la Wilier produce telai in fibra di carbonio e il alluminio, fornendo le biciclette alla squadra professionistica Lampre-Fondital, che ha in Damiano Cunego e Alessandro Ballan i suoi atleti di punta.

La Storia della Wilier Triestinaultima modifica: 2010-02-15T07:40:00+00:00da velocipedista
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