Glauco Servadei “parulè”

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Glauco Servadei

nato a Forlì il 28 luglio 1913

morto a Forlì il27 dicembre 1968

Corse con Fausto Coppi alla Bianchi nel 1942

Si segnalò giovanissimo come un autentico cacciatore di traguardi. La sua carriera fin dalla categoria allievi, che allora era l’unica a precedere quella dei dilettanti, fu costellata di successi di gran pregio che fecero divenire questo ragazzino figlio di un imbianchino, un immediato punto di riferimento per tutto il movimento ciclistico romagnolo.

E come da buona tradizione della nostra terra, arrivò subito il sopranome che, nel caso di Glauco, riprese interamente quello che la gente aveva destinato al padre: “Parule”.

Dal 1930, l’anno del suo debutto, al 1936, Servadei, conquistò più di 60 vittorie. Soprattutto di pregio e di vasta eco, furono i suoi successi da dilettante, dove assieme all’inseparabile amico Giorgio Ceroni, all’interno del sodalizio bolognese “Velo Sport Reno”, seminò risultanze e interessi pronti a cementare certezze, anche in chi doveva curare le formazioni olimpiche. Con l’amico Giorgio, “Parulè” fu tesserato “d’imperio” per l’A.S. Roma, ed i due, assieme a Toccaceli e Chiappini, vinsero nel 1935, la Coppa Italia, ovvero il campionato italiano dilettanti a squadre.

Servadei, atleta dal fisico longilineo, forte sul passo, bruciante nelle volate e discreto in salita, era dunque ormai lanciatissimo. Finì così in maglia azzurra, sia ai Mondiali che alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, dove per un secondo, perse la medaglia di bronzo a squadre.

A fine stagione, in occasione del Giro di Lombardia, passò professionista. Già alla prima partecipazione al Giro d’Italia, fu subito gran protagonista, grazie a due successi di tappa, a Vittorio Veneto e a San Pellegrino, ed un buon quattordicesimo posto nella classifica finale. II 1938, segnò per il forlivese la gloria internazionale, in virtù di due stupende vittorie di tappa al Tour de France, a Bordeaux e a Laon. Parulè chiuse poi quel Tour al ventesimo posto. Nel 1939, già evidente del ciclismo italiano, ottenne un raggiante successo di tappa al Giro nella sua Forlì, su quella pista del Polisportivo Morgagni, che l’aveva visto beffato da Bini due anni prima. Chiuse il Giro del ’39 al tredicesimo posto. Nel 1940, sempre nella “corsa rosa” vinse tre tappe: la Roma-Napoli, la Treviso-Abbazia e la Ortisei-Trento, finendo ventiduesimo nella classifica finale. Due anni dopo, fece sua la Coppa Bernocchi e chiuse al nono posto il primo Giro d’Italia di guerra. Nella stagione successiva si aggiudica il G.P. di Roma, il Giro della Provincia di Milano a cronometro, in coppia con Fiorenzo Magni, la Milano Mantova e conclude al primo posto nella classifica del Giro d’Italia fin lì corso. Una vittoria che non è passata negli annali della storia per l’inco100607542.jpegmpletezza di quell’avvenimento, ma che dimostrava i valori e la forza di questo grande figlio di Forlì.

L’arrivo della seconda guerra mondiale frenò dunque Servadei nel pieno della sua maturità d’atleta. Già divenuto nel 1942 compagno di colori di Fausto Coppi nella mitica Bianchi, alla ripresa delle corse, nel 1946, si dedicò, fino al ritiro avvenuto nel 1949, ad un prezioso contributo verso il campionissimo. Anche da professionista Glauco si dimostrò corridore abbastanza completo, fortissimo in volata e forte nel passo, mostrò in salita quel punto un po’ debole che gli precluse un palmares migliore. Ma lo spessore della sua carriera viene a noi anche da uno sguardo attento a quella miriade di piazzamenti di prestigio che lo fecero, per un lustro, corridore di gran rilevanza nazionale ed internazionale.

Di carattere buono e gentile e con la simpatia del romagnolo tipico, Servadei ci ha lasciati prematuramente il 27 dicembre del 1968. Ma le sue imprese, come detto agli inizi di questo ritratto, rimangono a patrimonio di Forlì e di quel ciclismo che ha amato fino all’ultimo dei suoi giorni.

Glauco Servadei “parulè”ultima modifica: 2010-01-13T04:28:00+00:00da velocipedista
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