Le prime corse ciclistiche

La prima competizione sportiva risale al 1816 e fu organizzata per guidatori di Draisienne, mentre la prima gara registrata si svolse in Francia sulla distanza di 38 Km nel 1828. L’anno successivo in Germania (Monaco), si svolse la prima gara con premio in denaro su un percorso appositamente studiato per la draisienne. Ventisei furono i partecipanti.

La prima gara internazionale di velocità si svolse 1868 nel Parco St. Claud vinta dall’inglese James Moore che compì 1200 metri in 3’50” alla media di 18.700 Km/h. La prima autentica gara Internazionale su strada fu la Parigi- Rouen che si svolse nel 1869 e vide iscritti 203 atleti far cui anche sei donne. Vince di nuovo James Moore percorrendo i 123 km in 10 ore e 40 ‘.

La prima gara Internazionale che si svolse in Italia fu la “Firenze- Pistoia” che fu vinta da un americano (Heste Rymner) che impiegò 2 ore e 12′ per compiere 33 km. Nel 1876 nasce la decana delle classiche la “Milano Torino”, la più antica delle classiche che tutt’oggi si disputano.
Otto furono i partenti e 4 gli arrivati che pedalarono 150 km sotto la pioggia. Oltre 10.000 persone attendevano l’arrivo dei ciclisti.

Tra gli anni che vanno dal 1881 al 1890 nascono le Federazioni Sportive e di conseguenza le prime e vere competizioni. Nel 1896 nasce la più spietata e prestigiosa gara in linea ovvero la “Parigi Roubaix” detta l’Inferno del Nord”. Nel 1903 nasce il “Tour De France” la prima corsa a tappe che spalanca nuovi orizzonti davanti alla bicicletta.

bartali.jpgIl Tour De France, gigantesco e malvagio, dà al ciclismo anima e ideali. Nessuna altra corsa supera in crudeltà, in grandezza, in fascino, in coerenza la corsa francese. Uomini sbriciolati dalla fatica della montagna e prosciugati dal caldo delle pianure: ieri come oggi.  Con il Tour de France il ciclismo imbocca la strada dell’epopea e del successo. All’inizio è corso da magri eroi, uomini piccoli,senza sorriso, ma comunque capaci di grandi imprese.

Al primo Tour de France del 1903 partecipano 60 corridori ed è vinto da Maurice Garin. Vi partecipa anche un Italiano che giunge al traguardo al 4° posto. E’ Ottavio Bottecchia. Il Tour dal 1903 si corre con regolarità ogni anno fatta eccezione per gli anni a cavallo delle due guerre.

Solo sei Italiani lo hanno vinto: Ottavio Bottecchia, Gino Bartali, Fausto Coppi, Gastone Nencini, Felice Gimondi , Marco Pantani.

In Italia intanto si continuano ad organizzare corse di un giorno: nel 1905 nasce il Giro di Lombardia, nel 1907 la Milano San Remo, mentre il primo Giro D’Italia arriva nel 1909.

 

Il ciclismo allarga ancora di più la sua popolarità. Il Giro si presenta subito più abbordabile e più umano del Tour, nonostante certe iniziali pagine da tregenda, e diventa un enorme fatto popolare, tanto che in alcuni anni e in alcuni momenti è stato il più straordinario fenomeno sportivo e di costume. Il Giro d’Italia non è stato, per un lungo periodo, soltanto una corsa ciclistica importante: è stato festa, dramma, lite, felicità, sport, passione. È stato un grande film improvvisato e vissuto giorno dopo giorno. Il passaggio del Giro ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi per città e paesi un attimo di straordinaria emozione. Riconoscere nel frusciare del gruppo, un volto o una maglia, ha rappresentato per molti preziosa conquista.

L’altra grande corsa a tappe nasce invece molto più tardi ,nel 1935 ed è la “Vuelta de Espana”. Prima di essa nascono numerose altre competizioni , e tanti altri appuntamenti prestigiosi. La stagione ,nelle grande linee e negli appuntamenti importanti si presentava molto simile a quella attuale. Perché lo diventasse del tutto c’era da aspettare soltanto l’introduzione dei campionati del mondo (1927). Per il resto le grandi corse c’erano già tutte con gli stessi nomi che portano ancora adesso e che si disputano quasi negli stessi periodi. Nessun altro sport può presentare analogie fra passato e presente come il ciclismo. Nessun altro sport può far coincidere ad esempio il 1903 con l’attualità e il moderno.

Nell’epopea a due ruote si sono creati i miti e l’identificazione del mito. Ma la differenza del mito ciclista rispetto a quello di altri sport, sta nella semplicità dell’uomo e nella consapevolezza della fatica che lo stesso deve fare per arrivare al traguardo. Il mito ciclista diventa una persona tanto familiare che è conosciuto e chiamato per il soprannome che porta, piuttosto che per il cognome. Il ciclismo ha segnato la storia dei nostri bisnonni, dei nostri nonni,dei nostri padri, ma anche oggi, nell’era della tecnologia e del virtuale, questo sport resiste perché insegna la correttezza, la lealtà sportiva, il rispetto degli avversari e forma il carattere perché insegna a soffrire ed a non mollare mai. Fin da piccoli riceviamo in regalo dopo la palla, il triciclo e poi la bici.

Le prime corse ciclisticheultima modifica: 2009-11-20T09:53:00+00:00da velocipedista
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