A Milano un teatro di biciclette d’epoca

bici ritrovate 2008

Ospitiamo il racconto di una serata milanese a cura di Marco Pastonesi

tratto da http://terzotempo.splinder.com/

Un teatro in corso Garibaldi 71, a Milano. Nessuno se n’era accorto, fino all’altra sera. Però l’altra sera, quando ha cominciato a piovere, e i due cortili — all’aperto — potevano ospitare ma solo in maniera inospitale, è nato il teatro. Un po’ improvvisato, un po’ underground: nel magazzino. Pareti fatte di bici. E bici giù anche dal soffitto. Che si dice appese al chiodo, invece sono appese al gancio, gli stessi ganci usati nelle macellerie. Comunque una cornice tridimensionale di bici e, dentro, il teatro. Perfetto, ideale, su misura per raccontare il ciclismo.

In corso Garibaldi 71 c’è Rossignoli. Cicli Rossignoli. E’ lì dal 1951, ma a Milano era arrivato nel 1900, prima in via della Chiusa, poi un po’ qua e un po’ là, infine lì, in corso Garibaldi. L’altra sera, nella vetrina di sinistra, era esposta la Legnano di Alfredo Binda, quella con i cerchi in legno, quella con cui conquistò il Mondiale del 1927, a Adenau, in Germania, quella presa in prestito dal Museo Binda a Cittiglio. Invece, nella vetrina di destra, c’erano “in surplace” le bici di Fausto Coppi e di Eddy Merckx. Luci e suoni inghiottivano passanti e curiosi dal corso: da qui in poi, un portone, poi il primo cortile, fra il primo e il secondo cortile una stanza, poi il secondo cortile, e a sinistra il magazzino-teatro. Dovunque biciclette. La bici da panettiere, Viller, 1950; la bici da pollivendolo, Atala, 1950 circa; la bici da venditore di caldarroste, Colleoni, 1950 circa; la bici per il trasporto delle bombole di gas, 1950 circa. Insuperabile, non per velocità ma per genio, la bici del pompiere: rossa, ovviamente, con pompa e piccozza.

bici ritrovate 2008Ogni bici con una sua storia. Il tandem Prinetti e Stucchi del 1898 l’ha portato Luca De Ponti, che di professione rivitalizza caviglie e piedi, e di passione resuscita bici. Quel telaio l’ha trovato nel mercatino di Corsico, con i reggisella originali, ci ha aggiunto selle Brooks dell’epoca, mozzi e guarniture originali, e ora eccolo lì, il tandem, una rarità. E pensare che quei tandem partecipavano alle prime tappe del Tour de France, un secolo fa, da allenatori: i tandem davanti a tagliare l’aria, i corridori dietro a succhiare la ruota.

E ancora: il tandem con cui Nando Terruzzi e Renato Perona conquistarono la medaglia d’oro all’Olimpiade di Londra 1948; la riproduzione, in legno, del velocipede, con il telaio a coccodrillo, senza pedali, perché si spingeva puntando i piedi a terra; e una collezione di bici Rossignoli, da bambino, da “signora”, da passeggio, da turismo, da corsa.

Musiche di Gershwin, in sottofondo. Profumo di glicine, nel pergolato. Poi parole, racconti, testimonianze, canzoni: tutto a forza di bici. Con Rolly Marchi, che è stato presidente di una squadra ciclistica professionistica — la Chlorodont — negli anni Cinquanta. Con Renzo Zanazzi, che ha indossato la maglia rosa al Giro d’Italia 1947. Con Marino Vigna, che ha vinto un oro all’Olimpiade di Roma 1960. Con Sergio Rossignoli, che da una vita respira pedivelle e tubolari. E con quel teatro, incorniciato di bici, vivo per un solo giorno all’anno.

di Marco Pastonesi 

A Milano un teatro di biciclette d’epocaultima modifica: 2008-10-15T15:00:00+00:00da velocipedista
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento