La bicicletta diventa un mezzo di trasporto di massa

La pratica del ciclismo è ricca di molti significati storici. I primi pedalatori erano persone ricche. L’Italia fece in fretta ad accorgersi della bicicletta come strumento da produrre in grande quantità e da proporre ad un vasto mercato. Il passaggio della bicicletta da strumento di sport o di diporto per pochi a strumento di svago per molti, avviene non appena il veicolo fu commercializzato ad un prezzo accettabile a tanti.

Le corse in bicicletta divennero in quei tempi lo strumento ideale per la propaganda di un mezzo che doveva servire agli operai per andare al lavoro. I campioni di allora invitavano a comprare la bicicletta. La stessa donna ciclista rappresentava il prototipo della popolana che grazie alla bicicletta riusciva, nella sua giornata piena, a fare in ogni caso qualcosa in più.

I giornalisti cantori presentavano il corridore come un vicino di casa. Così, il ciclista agonista ebbe subito il dovere di essere un semplice saggio. Il velocipedismo popolarizzò la bicicletta facendo conoscere lo strumento di spostamento più economico del mondo. Strumento di sport, la bicicletta divenne grazie allo sport strumento di svago e di aggregazione sociale. Per lunghi anni le corse servivano per far vendere le biciclette.

Alla fine del ‘800 circolavano in Italia 558.992 biciclette (censite perché tassate) e nasceva l’Unione Velocipedista D’Italia (Pavia 1885), oggi FCI che organizzava gare, ma che si occupava anche di ciclisti in genere.

La Gazzetta dello Sport nasce nel 1896 con la sottotestata ” Il Ciclista -La Tripletta”. Intorno alla bicicletta c’era la letteratura, il giornalismo la classicità e l’attualità.

La bicicletta fu per lunghi anni il cavallo di acciaio, compagno dei purosangue.

Pensate che a Milano il Generale Bava Beccarsi, Regio Commissario, sapeva usare il cannone e aveva paura della bicicletta tanto da imporre il divieto di circolazione in tutta la provincia. Molte amministrazioni pubbliche fecero di tutto per arginare la pericolosa novità: prima divieti, poi limitazioni infine la tassazione. Addirittura per guidare la bicicletta ci voleva la patente ed in seguito il certificato di idoneità e seguire una speciale scuola guida. Per questo motivo la bicicletta rimarrà per diversi decenni un oggetto proibito. Ci vorranno due guerre perché la bicicletta compaia da protagonista fra città e campagne, strumento di lavoro e di rapida aggregazione. Ai suoi esordi entra nelle scuderie delle famiglie reali, nelle dimore dei nobili, trova adepti nel mondo intellettuale.

Alfredo Oriani, scrittore poeta faentino dice: “La bicicletta è una scarpa, un pattino, siete voi stessi, è il vostro piede diventato ruota, è la vostra pelle cangiata in gomma……….La bicicletta siamo noi, che vinciamo lo spazio e il tempo: soli, senza nemmeno il contatto con la terra che le nostre ruote sfiorano appena “.

Dietro questi esempi nei primi decenni del secolo scorso vi è una parte vivace della piccola e media borghesia e del proletariato, che si lascia innamorare e che si arrangia, a forza di cambiali, per comprarsi la bicicletta. C’è l’ambizione sociale, c’è la voglia di scampanellare, di pigiare sui pedali in coppia, di conoscere i dintorni. Tutto attorno nasce la pubblicità e il galateo delle due ruote. Pubblicità per la quale si schierano famosissime firme (Toulouse Lautrec) e galateo che da indicazioni precise sull’abbigliamento più adatto (calze lunghe di lana, cappelli di feltro di colore chiaro) e sul comportamento da tenere in strada. Tutto questo, fa sì che s’incrementi la vendita delle biciclette tanto che nel 1914 se ne contano in Italia 1.255.000. Addirittura l’Esercito Italiano creò prima fra tutti ” il Soldato Ciclista” adottando la bicicletta bersagliere, prodotta dalla Bianchi, modello speciale a gomme piene robusto senza molleggio e che si ripiega su stessa per essere messa a spalla.

bersaglieri (10K)

 

Terminata la prima guerra mondiale, la bicicletta sembra avere un momento di stallo nella sua distribuzione, tuttavia esistono dati statistici storici affermano che nel 1926 in Italia circolavano 2.900.000 biciclette registrate (tassa di circolazione) in media 45 biciclette per ogni motocicletta e 17 bici biciclette per auto. La bicicletta rappresenta per l’operaio e l’impiegato, la possibilità di percorrere velocemente la distanza dall’abitazione al luogo di lavoro, per il contadino la possibilità di coltivare campi lontani, per lo studente un mezzo di trasporto per scopi turistici. Convogli di ciclisti di sera si riversano sulle strade; bici dappertutto di solito appese anche in alto tanto da formare soffitti di ruote e pedali. La bicicletta è ormai diventata veicolo essenziale per il lavoro, anche quello femminile.

Negli anni 30’/40′ una bici da viaggio di marca costa 290 £, un operaio specializzato guadagna 70 £ settimanali, un litro di latte costa una £, il giornale costa 25 centesimi.

La produzione di biciclette è di circa 400.000 esemplari l’anno. Nel 1940 sono 600.000 le biciclette circolanti. Durante la seconda guerra mondiale si ricorda il ruolo fondamentale della bicicletta per le staffette partigiane, per occorrere e soccorrere. La bicicletta fu mezzo di locomozione e di sopravvivenza sia in città sia in campagna. Nei decenni dal 1947-1957 la produzione risale così come salgono i prezzi.
Una bicicletta costa 25.000-30.000 £ quanto guadagna in un mese un maestro. Ma questi sono anche gli anni del boom economico e della motorizzazione. L’immagine della bici si deteriora perché ricorda i tempi duri e della fame. Chi è in attesa di permettersi di comprare la macchina, si compra il motoscooter, o almeno viaggia in motorino. Nonostante tutto il tifo e la rivalità, anche ad arte montata, fra Coppi e Bartali, le vendite delle biciclette vanno inevitabilmente in crisi. L’industria si salva perché esporta. Solo negli ultimi anni si è riscoperto il valore di una sana pedalata anche solo per il weekend, unita alla necessità di svago e alla voglia di evadere dal quotidiano, alla necessità di vivere la città in assenza di traffico e di smog creato dalla troppe macchine e motorini che vi circolano. Si sono costruite le MTB per andare su percorsi di montagna, si sono costruite bici da città, le BMX per fare le acrobazie e le biciclette da corsa sono diventate dei veri gioielli di estrema bellezza. Oggi si calcola che le biciclette circolanti in Italia siano almeno 25.000.000.

 

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Incisione 1817 nella descrizione di Drais
 

 

La bicicletta diventa un mezzo di trasporto di massaultima modifica: 2008-09-21T22:59:00+00:00da velocipedista
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